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I Pelacurdin

Come sono noti gli scozzesi per la loro avarizia in tutto il mondo e i genovesi in un ambito un po’ più ristretto, italiano o poco più, vi è un’area geografica ancora più limitata, corrispondente grosso modo alla zona a nord-est di Torino, dove vi sono altre persone note per la loro parsimonia: i sanraffaelesi, chiamati pelacurdin.

Com’è nato questo nomignolo?

La tradizione racconta che anticamente i nostri contadini si recavano, insieme a tutti quelli del circondario, al mercato di Gassino per vendere i loro prodotti agricoli.

Siccome le strade non erano asfaltate, bisognava trovare un accorgimento per fare in modo che i prodotti non s’impolverassero: per questo erano legati con dei curdin (cordini) avvolti nella cörbimènta (sacchi di iuta o materiale simile).

Giunti nell’area mercatale si toglievano i curdin che erano gettati a parte.

Prima di andar via, però, i contadini di San Raffaele, che erano dediti all’arte del riciclo, li raccoglievano tutti, compresi quelli gettati dai contadini degli altri paesi.

Alla domanda: "Cò e na fevi ad tüit cùi curdin?" (Che cosa ne fate di tutti quei cordini?) fatta dagli altri contadini, veniva risposto: "Ai purtuma a cà e i pluma" (Li portiamo a casa e li peliamo").

E così nacque la tradizione dei sanraffaelesi pelacurdin.